“The Beatles: Eight Days a Week” di Ron Howard – Recensione

the-beatles-eight-days-a-week-di-ron-howardCos’ha portato John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr dall’essere una band emergente della scena musicale britannica a diventare in breve tempo un fenomeno internazionale senza precedenti? Cosa li ha poi spinti a decidere di non esibirsi più dal vivo, nonostante l’apprezzamento del pubblico nei loro confronti non fosse diminuito? Sono queste alcune delle domande cui cerca di dare risposta il regista premio Oscar Ron Howard con questo documentario che, combinando interviste e materiali di repertorio, ripercorre la storia dei Beatles dai loro primi successi fino al momento in cui hanno scelto di non andare più in tournée insieme. In particolare, il film si sofferma a raccontare gli anni che hanno visto questi quattro artisti portare la loro musica in tutto il mondo, sottolineando come, dopo l’euforia dei primi grandi concerti internazionali, i tour siano diventati a loro occhi un momento sempre meno appagante e sempre più faticoso.

Costruito secondo le classiche modalità del documentario biografico, “The Beatles: Eight Days a Week” è chiaramente attraversato dal desiderio di rinverdire e, se possibile, accrescere ulteriormente il mito di questo leggendario gruppo musicale. Così facendo, però, Howard finisce per realizzare un film che, se da un lato si dimostra capace di intrattenere il pubblico in sala, dall’altro racconta ben poco in più rispetto a quanto già si sa su questa band. In alcuni momenti del film traspare come il regista avesse, in realtà, intuito la giusta chiave di lettura per ottenere un film nuovo e fresco: raccontare la storia del gruppo dalla prospettiva americana, e in particolare da quella delle giovani fan di allora. I momenti più genuini e interessanti della pellicola sono difatti quelli in cui una oggi sessantenne Whoopi Goldberg narra dell’ammirazione che aveva da ragazzina per i Beatles e della gioia provata quando la madre l’ha portata al loro concerto. Tuttavia, forse per paura di rompere gli schemi o per il maggior lavoro di ricerca che questa strada avrebbe comportato Howard ha inserito ben pochi contributi di questo tipo nel documentario, finendo così per produrre un documentario “ufficiale” e canonico, che ha il sapore di occasione sprecata.

Cool Frames – Le inquadrature che valgono la pena: A valere più di tutto la pena sono le inquadrature restaurate della storica performance dei Beatles allo Shea Stadium che vengono proposte dopo i titoli di coda del documentario di Howard come una sorta di bonus track. Da questo breve documentario a corredo di “The Beatles: Eight Days a Week”, che mostra gran parte del concerto tenuto dai Beatles a New York il 15 agosto 1965, traspare infatti appieno il carattere di ciascuno dei quattro giovani Beatles e la loro natura istrionica. Inoltre, guardando queste inquadrature risulta evidente anche fino a che punto in “The Beatles: Eight Days a Week” Howard abbia manipolato i materiali di repertorio a sua disposizione, attribuendo in alcuni casi ad essi un significato diverso dall’originale per suscitare ilarità nello spettatore. Il consiglio è quindi, per una volta, di non scappare fuori dalla sala appena iniziano a scorrere i titoli di coda. L’attesa sarà ricompensata.

Titolo originale: The Beatles: Eight Days a Week – The Touring Years
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Documentario
Regia: Ron Howard
Cast: Paul McCartney, Ringo Starr, John Lennon, George Harrison
Produzione: Imagine Entertainment, Apple Corps, Apple Corps
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 15 Settembre 2016 (cinema)