“Dheepan” di Jacques Audiard – Recensione

dheepan-di-jacques-audiard-recensioneL’ex “tigre tamil” Deephan (un intenso Jesuthasan Antonythasan, che da giovane è stato davvero un membro del gruppo secessionista) abbandona lo Sri Lanka con una finta famiglia (la “moglie” Yalini e la “figlia” Illayaal) per cercare fortuna in Europa. Dovrebbe andare a Londra, ma arriva a Parigi, trovando lavoro come guardiano e factotum in un caseggiato di spacciatori della banlieue. Lo scontro, più volte sfiorato, tra l’ex guerriero e i balordi della periferia divampa nel finale.

Jacques Audiard, cantore degli spostati e degli outsider (“Sulle mie labbra”, “Tutti i battiti del mio cuore”, “Il profeta”, “Un sapore di ruggine e ossa), abbandona il background politico, tralascia le implicazioni sociali, gira con più improvvisazione del solito e incolla la macchina da presa ai volti, ai corpi dei suoi protagonisti per raccontare la storia che da sempre sente sua: la lotta per la sopravvivenza (con unghie e sudore, violenza e dolore), la disperata ricerca di una salvezza fuori dal proprio ambiente, talvolta dal proprio destino. Come gli altri, anche se forse con meno compiutezza e verticalità, anche “Deephan” è un film ruvido e realistico (a partire dal pastiche linguistico tra il tamil degli immigrati e il gergo della malavita), sporco e serrato, duro e improvvisamente poetico. La sequenza del prefinale, d’antologia, echeggia Il profeta, il finale si ammanta di toni fiabeschi.

 

Titolo originale: Dheepan
Nazione: Francia
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 114′
Regia: Jacques Audiard
Cast: Vincent Rottiers, Marc Zinga
Produzione: Why Not Productions, Page 114
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: Cannes 2015, 22 Ottobre 2015 (cinema)