“Silence” di Martin Scorsese – Recensione

silence-di-martin-scorsese-recensioneDiciassettesimo secolo, due padri gesuiti portoghesi partono per il Giappone con una missione di evangelizzazione, ma la loro vera intenzione è quella di scoprire cosa è successo al loro mentore, padre Ferreira. Scopriranno che le autorità politiche e religiose del Giappone non sono ben disposte nei confronti delle intrusioni cristiane e subiranno le persecuzioni che erano riservate ai convertiti della “vera fede”.

Sono serviti quasi trenta anni a Martin Scorsese  per coltivare il progetto di trasformare in cinema l’opera letteraria di Shusaku Endo, omonimo romanzo storico (bestseller in Giappone) pubblicato nel 1966. Nato da famiglia profondamente cattolica, sebbene ora si professi solo “cristiano”, Martin Scorsese ha più volte dichiarato di essere rimasto profondamente colpito dall’opera di Endo, in cui ha percepito una profonda comunione sia nella descrizione della fede dei protagonisti che nei dubbi, profondamente umani, che li tormentano.

Il Silenzio del titolo è quello che tormenta la fede dei due padri missionari, perché se il loro “credo” è tanto profondo e radicato allora è permesso tanto male? Nessuna risposta arriva dal divino, come interpretare questo vuoto assordante? La riflessione di Scorsese è tanto profonda e intima quanto difficile da condividere, non provando gli stessi sentimenti di una fede sincera.

Il film si apre con un lungo percorso in terra giapponese alla scoperta della violenta risposta che il governo giapponese nel diciassettesimo secolo, riservava tanto a coloro che portavano la fede cristiana sulla loro quanto ai convertiti a tale religione. Torture fisiche e violenze psicologiche erano le armi principali con lo scopo di spingere i credenti all’abiura, ovvero al pubblico rifiuto della religione. Il percorso di  Rodrigues e  Francisco alla ricerca di padre Ferreira lì porterà più volte a confrontarsi con la loro fede e (l’assenza di) Dio.

Sarà forse dei personaggi minori, incontrati nel corso del loro violento pellegrinaggio, che emergeranno le domande fondamentali, come quella di Kichijiro, giapponese convertito ma pronto a fare abiura per poi chiedere la confessione che chiede dove sia il posto per un debole come lui in un mondo come questo, oppure dalle parole dell’interprete (Niseem Onorato) che  “voi venite e ci portate la vostra verità, ma non sapete niente di noi. Io vi ho studiato, conosco la vostra lingua, voi non parlate nemmeno la nostra”. In una frase pronunciata dall’interprete giapponese che viene affidato ai due padri portoghesi, si condensa molto di quello che potrebbe essere un pensiero laico sul senso delle missioni di evangelizzazione. La missione di portare il Verbo è scritto a chiare lettere nel Vangelo e da oltre duemila anni ma lo scontro di culture è chiarissimo.

Cool frames – la sequenza che vale la pena: Il momento centrale, apice del dramma interiore di Padre Sebastião Rodrigues viene espresso da una frase che evidentemente significa molto per il sendo dell’intero film di Martina Scorsese “Io prego ma sono sperduto. Alla mia preghiera risponde il silenzio.”

 

Titolo originale: Silence
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 161′
Regia: Martin Scorsese
Sito ufficiale: www.silencemovie.com
Cast: Liam Neeson, Andrew Garfield, Adam Driver, Ciarán Hinds, Tadanobu Asano, Rich Graff, Shin’ya Tsukamoto, Ryô Kase
Produzione: AI-Film, Cecchi Gori Pictures, SharpSword Films
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 12 Gennaio 2017 (cinema)