“The Hateful Eight” di Quentin Tarantino – Recensione

the-hateful-eight-di-quentin-tarantino-recensionePoco dopo la guerra civile, una diligenza diretta a Red Rock, che contiene un cacciatore di taglie chiamato “Il Boia” (Kurt Russell) con la prigioniera destinata al patibolo (Jennifer Jason Leigh), un maggiore nero dell’Unione diventato bounty killer (Samuel L. Jackson) e un rinnegato dell’esercito eletto sceriffo (Walton Goggins), deve fermarsi per una bufera di neve all’emporio di Minnie, una stazione di posta tra le montagne del Wyoming. Qui i quattro incontrano un messicano che si occupa del rifugio (Demian Bichir), il boia di Red Rock (Tim Roth), un mandriano (Michael Madsen) e un generale dei confederati (Bruce Dern). Della proprietaria, invece, nessuna traccia. Sarà l’inizio di un gioco al massacro.

L’opera di Tarantino più ambigua (la lettera di Lincoln) e ambiziosa (188 minuti di running time nell’ormai celebre versione in 70mm contro i 167 di quella digitale) è anche quella che cerca la dimensione del classico e il coronamento di un cinema primigenio, rimuginando la lezione dei maestri (Hawks e Leone), lavorando su archetipi e tòpoi (il viaggio, la diligenza, i reduci, l’assedio, l’unità di tempo e di luogo) e sul pastiche linguistico (almeno nella versione in lingua originale: accenti inglesi, sudisti, afroamericani, latini), cercando poi d’interrompere la linearità del racconto con un paio di flashback non strettamente necessari ma ben incorporati alla narrazione. È un cinema che vive di opposizioni (tra bianchi, neri e messicani, tra nordisti e sudisti, tra verità e menzogna, tra un primo tempo lento e parlato e un secondo più guizzante e sanguinoso); che è anticlassico (l’uso di un formato come l’Ultra Panavision 2.76:1 per girare un kammerspielfilm) e che procede con incedere classico (piani fissi, controcampi, dissolvenze), nutrendosi dei propri meravigliosi attori (Samuel L. Jackson e Jennifer Jason Leigh su tutti); che rinverdisce i fasti del Roadshow (l’evento speciale itinerante che contempla l’ouverture a piano fisso e un intervallo musicati da Morricone, al suo primo score originale per il regista dopo che quest’ultimo ne ha saccheggiato il repertorio); che si muove citazionistico (“La cosa” di Carpenter come i “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie), anche verso se stesso (“Le iene”, ovviamente, ma anche “Bastardi senza gloria” con Channing Tatum al piano di sotto come già Mélanie Laurent/Shosanna, “Kill Bill 2″ con le carrellate laterali sulle camminate degli stivali, il meccanismo dei flashback di “Jackie Brown”, la sterzata gore del secondo tempo come in “Dal tramonto all’alba”); che si nutre di apparenze, inganni e rivelazioni. Non è il capolavoro di Tarantino, ma è uno spettacolo incalzante, potente, emozionante.

Cool Frames – l’inquadratura che vale la pena: l’incipit sotto la bufera, con il lungo movimento di macchina della gru che dal dettaglio della croce si apre in campo lungo per inquadrare l’arrivo della diligenza. Un brano di cinema purissimo, magnificato dalla musica di Morricone.

 

Titolo originale: The Hateful Eight
Nazione: U.S.A.
Anno: 2015
Genere: Western
Durata: 168′
Regia: Quentin Tarantino
Cast: Channing Tatum, Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Walton Goggins, Jennifer Jason Leigh, Tim Roth, Zoe Bell, Michael Madsen, Bruce Dern, Demiàn Bichir, Dana Gourrier, James Parks, Gene Jones, Lee Horsley, Craig Stark
Produzione: The Weinstein Company
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 04 Febbraio 2016 (cinema)