“Venere in pelliccia” di Roman Polanski – Recensione

venere-in-pelliccia-polanskiDal quartetto di “Carnage” al duetto di “Venere in pelliccia”, Polanski torna alla sua situazione scenica preferita, il “kammerspielfilm”, il cinema d’interni dove gli spazi quasi respirano con i personaggi, qui ridotti al numero minimo possibile (perfino nel celebre “Gli insospettabili” di Mankiewicz sembravano tre). Su un palcoscenico con i resti scenografici di un improbabile musical ispirato a “Ombre rosse” s’instaura il corpo a corpo e il “gioco al massacro” tra l’affermato, vanesio e insoddisfatto regista teatrale Thomas (Mathieu Almaric), in cerca dell’attrice perfetta per la sua “Venere in pelliccia”, e la ritardataria, sboccata, impertinente Vanda (Emmanuelle Seigner), che convince Thomas a darle una chance e che passo dopo passo spiazza tanto il regista quanto lo spettatore. Pieno rispetto delle unità aristoteliche di luogo e tempo, ma con una mobilità interna ignota a “Carnage”, il film irretisce e blandisce per poi sfociare nello sberleffo più cinico, nello schiaffo parodistico e quasi nell’allucinazione. Sorta di alter ego di Polanski anche dal punto di vista fisiognomico (e per di più affiancato dalla moglie/musa del regista, qui nella sua migliore interpretazione), Mathieu Almaric reincarna nel finale l’impiegatuccio Trelkovsky interpretato dallo stesso Polanski ne “L’inquilino del terzo piano”. Sarà un caso?

Il Cool Frame è tutto per la memorabile carrellata iniziale in soggettiva, che introduce l’arrivo di Vanda: fantasia, desiderio, destino, nemesi o…?

Titolo originale: La Vénus à la fourrure
Nazione: Francia
Anno: 2013
Genere: Drammatico
Durata: 96′
Regia: Roman Polanski
Cast: Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: Cannes 2013
14 Novembre 2013 (cinema)